Romanzi L'ora di greco희랍어 시간

Han Kang   |   한강

본문

  • Titolo
    L'ora di greco
  • Autore
    Han Kang
  • Traduttore
    Lia Iovenitti
  • Casa Editrice
    Adelphi
  • Anno di pubblicazione
    2023
  • Genere
    Romanzi
In una Seoul rovente e febbrile, una don­na vestita di nero cerca di recuperare la parola che ha perso in seguito a una serie di traumi. Le era già successo una prima volta, da adolescente, e allora era stato l’in­solito suono di una parola francese a scar­dinare il silenzio. Ora, di fronte al riaffio­rare di quel mutismo, si aggrappa alla ra­dicale estraneità del greco di Platone nel­la speranza di riappropriarsi della sua vo­ce. Nell’aula semideserta di un’accademia privata, il suo silenzio incontra lo sguardo velato dell’insegnante di greco, che sta per­dendo la vista e che, emigrato in Germa­nia da ragazzo e tornato a Seoul da qualche anno, sembra occupare uno spazio limina­le fra le due lingue. Tra di loro nasce un’in­timità intessuta di penombra e di perdi­ta, grazie alla quale la donna riuscirà forse a ritornare in contatto con il mondo. Scritto dopo La vegetariana e definito dalla stessa autrice «quasi un suo lieto fine», L’ora di greco si insinua − avvolto in un bozzolo di apparente semplicità − nella mente del lettore, come un «assurdo indimostra­bile», una voce limpida e familiare che arriva da un altro pianeta.

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pedrini님의 댓글

pedrinia 작성일

Ho comprato questo libro dopo aver appreso che la scrittrice Han Kang ha vinto il premio nobel per la letteratura 2024, la cosa mi ha incuriosito molto, essendo appassionato di cultura e lingua coreana, ho deciso di comprarlo. Mi è piaciuto molto lo stile dell'autrice, molto delicato ed al tempo stesso molto deciso per la cura nei dettagli e nei particolari. la storia è estremamente toccante, questa donna che ha subito dei traumi nella sua vita al punto da perdere la parola e la capacità di esprimersi con le parole, la perdita della possibilità di pronunciare le parole del dolore che la attraversava, la quale proprio nella parola, nella lingua greca trova la salvezza. la lingua che aiuta a uscire da un periodo buio in cui tutto sembrava cosi difficile e doloroso al punto di non riuscire più a comunicare col mondo esterno. credo che sia una specie di "contrappasso" voluto dall'autrice, qualcosa di fortemente legato alla psicologia. Mi ha fatto molto piacere leggere questa storia cosi particolare e toccante, che ci fa capire come certe esperienze nella vita possono condizionarci al punto da rimanere bloccati . Consiglio a tutti di leggere questo libro che è per tutti, ovviamente, perché pur nella complessità dei temi trattati, consente una lettura fluida, e semplice.

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Soares님의 댓글

bookworm 작성일

“Se la neve è silenzio che scende dal cielo, la pioggia forse è un'interminabile catena di frasi.” Han Kang

Così come un fenomeno di acquaneve, questo libro tratta di opposti completi che inevitabilmente si fondono. Un libro che parla del silenzio e dei suoni. Del linguaggio e della mancanza di esso. La presenza e l'assenza di comunicazione. Le differenze e le somiglianze tra le lingue. La lingua come simbolo dell'immedesimazione di sé stessi, ma anche del modo in cui ci si perde da sé stessi. In questo libro, che racconta la storia di una donna che, a causa dei suoi traumi, perde la capacità di parlare, fa lezioni di greco e incontra il professore, che sta invece perdendo la vista.
Un libro a prima vista breve, ma che richiede di essere letto con calma, meditandoci, perché ogni parola e ogni frase in questo libro è ripiena di significati. Il peso delle parole viene rappresentato nel libro non solo dalla scrittura di Han Kang, ma anche dalla comunicazione dei personaggi, dove sempre questo scontro di opposti nel linguaggio e nella comunicazione si osserva su diversi livelli. Come studentessa di lingue straniere ed emigrata in Italia, il tema della lingua come immedesimazione di sé stessi e il valore significativo delle parole in una comunicazione interpersonale sono molto vicini a me. Il modo migliore che l’essere umano ha trovato per provare a definire sentimenti e pensieri è attraverso parole dette, scritte o segnate. La domanda che mi sono posta più volte durante la lettura era esattamente: come ci si comunica quando non ci si riesce a comunicare? Non tra parole, né dette, né scritte, né segnate. Si può dire che, in qualche modo, la presenza di un interlocutore, anche solo nel modo in cui si respira o nello sguardo, possa essere un metodo di comunicazione? In alcuni momenti, potrei dire di sì. Ma questo, a volte, non è abbastanza. E questi opposti si intrecciano e si divergono al tempo stesso, fino a quando ci si sente di avere tutte le risposte, ma al contempo di avere solo domande.