Romanzi La danzatrice di Seul리진

Shin Kyung-sook   |   신경숙

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  • Titolo
    La danzatrice di Seul
  • Autore
    Shin Kyung-sook
  • Traduttore
    Februari V.
  • Casa Editrice
    Piemme
  • Anno di pubblicazione
    2019
  • Genere
    Romanzi
Orfana. Ballerina di corte. Sposa di un diplomatico francese. Esule in un mondo che non la comprenderà mai. Seul, 1890. È solo una bambina orfana, Yi Jin, quando arriva come serva alla corte Joseon, ma c'è qualcosa in lei che smuove il cuore della regina. È per questo, per la sua fragilità di uccellino e la delicatezza del suo viso, che diventa oggetto di un amore quasi materno, e le viene concesso il privilegio di imparare una delle arti più amate a corte, la danza. Negli anni, Yi Jin diventa la danzatrice più apprezzata e famosa di tutta la Corea: con ogni movimento del corpo sembra in grado di compiere una magia. Quando un diplomatico francese visita la corte - sono gli ultimi, fulgidi anni della dinastia Joseon, che di lì a poco l'invasione giapponese avrebbe spazzato via - osserva rapito la magnificenza di questa cultura al culmine del suo splendore. E, vedendo Yi Jin che interpreta la Danza dell'oriolo a Primavera, resta inevitabilmente stregato: pur sapendo che le danzatrici appartengono alla corte, chiederà al re di portarla con sé in Francia e sposarla. Il permesso è accordato, e per Yi Jin comincia un viaggio incredibile: quello della prima donna coreana che abbia mai messo piede sul suolo europeo. Yi Jin conoscerà Parigi nel pieno della Belle Epoque, ma si scontrerà anche con una cultura completamente diversa, che non riuscirà mai a vedere in lei altro che un'esotica meraviglia... Come Memorie di una Geisha, il nuovo romanzo della più grande autrice coreana vivente accompagna l'arco intero della vita di una donna diversa da tutte, che rivive per sempre nelle pagine magnifiche, luminose e tragiche di questa storia.

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Rossi님의 댓글

Andreskorea25 작성일

Una dama si esibisce nella corte del palazzo e un uomo francese si invaghisce di lei per la sua  bellezza orientale.   

Il romanzo, intitolato “La Danzatrice di Seul” e pubblicato da Kyung-Sook Shin nel 2019, appartiene al genere storico, amore, giallo.

La storia inizia alla fine dell'800, ovvero all'epoca del declino della dinastia Joseon, narrando di una bambina che vive in una piccola città vicino a Seul, la cui infanzia è molto difficile dal punto di vista economico poiché la famiglia l'ha abbandonata.

Un giorno si ritrova a servire al palazzo reale per sopravvivere e lì incontra la regina: questo incontro è importante per lei poiché cambia la sua vita.

Con il passere del tempo la regina la prende la bambina sotto la sua tutela facendone la sua dama di corte e le vengono così insegnati tutti i doveri e le regole del palazzo reale, oltre che la danza, un’arte molto polare alla corte reale tanto che il re rimane stupito dalla sua bravura.

In quel periodo la Corea stava perdendo il suo potere politico estero e la libertà di parola nei confronti dei giapponesi, cinesi e russi. Il re avevo chiesto aiuto all’Europa per contrastare la loro avanzata sul loro paese.

Un giorno un ambasciatore francese si presenta a palazzo per incontrare i politici. Una sera viene invitato per vedere uno spettacolo, quando vide la danzatrice danzare sul palcoscenico il francese rimase incantato dalla sua bellezza.  Da quel momento l’uomo fece di tutto per corteggiare la  dama di corte  a tal punto da chiedere al re di sposare la fanciulla. Dichiarati i propri sentimenti, l’uomo francese chiese al sovrano se poteva prendere in moglie la giovane e portarla con sé a Parigi: il re acconsentì ma il popolo coreano era contrario a ciò perché al palazzo reale tutte le dame di corte appartenevano al sovrano e questo era un’offesa per il re.

Quando sono arrivati a Parigi per lei era un mondo tutto nuovo da scoprire dai costumi, alle usanze fino alla vita sociale.  Ben presto scoprirà che questa nuova vita si rivelerà molto difficile per lei e l’allontanamento dalla sua terra d’origine le costerà molto caro.   

Questo libro è stato interessante nel contesto storico del XIX secolo quando la Corea affronta la decadenza di potere e libertà nei confronti dei suoi nemici. Un racconto che parla di una monarchia che vuole lottare per l’indipendenza ma il re e la regina devono ubbidire a persone più potenti se vogliono salvare il popolo coreano.

I personaggi principali sono Yin Jin, ovvero la protagonista che fin da bambina non ha avuto una vita facile  ma quando entra nel palazzo reale la sua vita cambia per sempre con l’incontro con la regina, un bambino muto, il suo professore francese, diventare  una danzatrice per la corte, l’incontro con il delegato francese, un altro persona della sua stessa nazionalità a Parigi.

Io penso che questo libro sia affascinante per la descrizione dei personaggi, dei luoghi di Seul e delle vie di Parigi. La scrittrice si è ispirata a personaggi reali di quell’epoca e poi ha creato una storia con protagonista una donna coreana e non europea, la quale mette piede sul suolo straniero esplorando stili di vita, cultura e una società molto diversa dalla sua, affrontando i pregiudizi delle persone che facevano domande scomode sul suo aspetto diverso.

Personalmente sono rimasto meravigliato e non sapevo che una donna coreana avesse fatto un simile viaggio dall’Asia in Europa.
Spesso tendiamo a pubblicare o ascoltare storie di europei che vanno in Asia e raccontano le meraviglie di quelle terre, mentre qui accade il contrario per questo è interessante: dovremmo iniziare ad ascoltare e leggere piu spesso come noi europei siamo descritti dagli altri popoli riguardo al nostro stile di vita, società, religione, cultura e architettura.

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Alessandrini님의 댓글

roberta_alessandrini 작성일

Recensione di Roberta alessandrini - La danzatrice di Seoul, Kyung-Shook Shin, Trad. di Velia Februari, Piemme 2019.
Quando, alla fine dell’800 Victor de Plancy, un giovane diplomatico francese ottiene udienza presso l’imperatore della Corea, viene catturato dalla magnificenza e dallo splendore della corte della Dinastia Joseon, ma è rapito ancora di più dalla vista di una delle danzatrici di corte, Yi Jin, che balla con impareggiabile grazia la danza dell’oriolo a primavera. Benché sia a conoscenza del fatto che le dame di corte appartengono al palazzo, Victor arriva a confessare il suo amore per la ragazza e ottiene il permesso di portarla in Francia. Qui Yi Jin comincia una nuova vita, libera, indipendente e lontana dalla gabbia dorata della corte, collaborando tra l’altro nella traduzione e pubblicazione di testi con un altro studente coreano, nell’intento di far conoscere la cultura del proprio paese. Ma ben presto anche in questo nuovo mondo Yi Jin trova motivo di grande amarezza e dispiacere, poiché sente di essere ricercata e apprezzata solo per la sua bellezza esotica e teme di essere considerata al pari di uno dei preziosi oggetti d’arte che suo marito ama collezionare. Cade pertanto in una spirale di depressione da cui potrà uscire solo tornando in patria dove, perduto ogni bene al lei più caro, riuscirà tuttavia a recuperare e la propria autenticità.
Questa è la trama di uno straordinario romanzo che sono riuscita ad apprezzare pienamente soprattutto dopo aver letto la illuminante postfazione dell’autrice, che fornisce spiegazioni dettagliate sulla ispirazione, sulla motivazione occasionale della composizione (con il ritrovamento di una lettera all’interno di un volume sulla storia della Corea, che richiama alla mente il manoscritto anonimo di manzoniana memoria), sul tormentato processo di composizione del romanzo, sul rapporto personale, a volte conflittuale, della scrittrice con la protagonista, che pagina dopo pagina ha acquisito una specifica consistenza e autonomia, arrivando a staccarsi dalla volontà dell’autrice e ad imporle scelte da lei a volte non condivise, ma del tutto congeniali e appropriate al personaggio ed alla storia, sulla personale concezione del ruolo dell’arte ed in particolar modo sulla funzione del romanzo storico e sul rapporto fra vero e verosimile (anch’esso del tutto aderente al pensiero di uno dei nostri vati, che forse la nostra autrice, docente universitaria, ha avuto modo di conoscere nel corso dei suoi studi). Le sue parole mi hanno permesso di capire i meccanismi che hanno portato alla costruzione di una trama che, soprattutto nella seconda parte del libro mi era parsa poco organica e divagante; alla rappresentazione dell’interiorità dei personaggi, a volte analizzata in profondità, a volte solo accennata e talvolta dimenticata (come accade per i pensieri di Victor, figura che diventa sempre più evanescente, fino a scomparire del tutto); alla introduzione di alcuni espedienti narrativi alquanto singolari o poco congruenti (come l’improvvisa partenza di diplomatico per il Marocco, oppure la singolare modalità attraverso la quale l’eroina si procura la morte, ingerendo le pagine del dizionario francese-coreano), incomprensibili  o quanto meno originali senza il riferimento alla reale vicenda vissuta dai personaggi rappresentati.
Al di là delle spiegazioni fornite dall’autrice non ho amato comunque il ritmo altalenante della narrazione, che ora indugia con minuzia degna di un cesellatore sulla descrizione di ambienti, scene, eventi storico-politici, ora fa ricorso indiscriminato ad ellissi che tagliano e condensano mesi ed anni nel giro di poche righe. In particolare ho trovato inappropriata la scena finale del massacro compiuto all’interno del palazzo reale dagli emissari giapponesi ai danni della regina, con la compiaciuta descrizione della cruenta carneficina delle dame di corte, vera e propria trasposizione narrativa dello stile cinematografico splatter, che ha sottratto, piuttosto che accrescere, pathos e tensione drammatica alla tragicità dell’evento.
Il romanzo è comunque molto complesso ed interessante per vari aspetti, primo fra i quali il fatto che, grazie alle minuziose descrizioni di ambienti interni ed esterni (caratteristiche degli autori orientali), sia dei quartieri popolari che del palazzo reale, degli spettacoli e dei rituali di corte, degli intrighi e delle cospirazioni, dei rapporti diplomatici intrattenuti dai membri della dinastia Joseon con gli emissari delle principali potenze orientali ed Europee alla fine dell’800, permette di conoscere la storia e la cultura di un paese a noi fino ad oggi quasi del tutto sconosciuto, distante ed enigmatico. Tutto il romanzo appare costruito sulla distanza tra Oriente ed Occidente, ognuno dei quali caratterizzato da pregi e difetti, entrambi osservati attraverso gli occhi appassionati e nel contempo critici di uno straniero. Nella prima parte, in cui il ritmo narrativo appare lento e ripetitivo, quasi a riprodurre il lento fluire della storia di un paese rigido e intransigente, ancora imprigionato da ferree convenzioni e usanze di stampo feudale, ma con un forte senso di identità, la Corea ci viene spesso mostrata attraverso il punto di vista del legato francese Victor de Plancy, che, innamoratosi di una danzatrice di corte, arriva a confessare fin troppo ingenuamente il suo sentimento al sovrano, ottenendo il permesso di portarla con sé in patria solo perché la regina sospetta che il consorte abbia posato lo sguardo su di lei.  Nella seconda parte è invece la Francia ad essere osservata attraverso gli occhi di Yin Jin, (ricorrendo ad un espediente utilizzato proprio da un autore francese del 700, Montesquieu, nelle Lettres Persanes), abbagliata e nello stesso tempo travolta dal rutilante e caleidoscopico carosello della Parigi della Époque, in cui il progresso tecnologico e le conquiste della modernità vengono rappresentate con un incalzante ritmo narrativo e con un apparente entusiasmo che si riflette anche nelle lettere, scritte e mai spedite, alla sovrana della Corea, in cui il passaggio dall’uso della terza persona nell’appellativo  “la sua umile serva” a quello del proprio nome, testimonia l’emancipazione dal conformismo di corte e la conquista progressiva dell’individualità e dell’autodeterminazione della danzatrice. La Francia è vista tuttavia un paese avido di novità (siano essi animali esotici o addirittura cadaveri conservati negli obitori, per guardare i quali i parigini pagano addirittura un biglietto) che fagocita tutto quello con cui viene a contatto, senza rispetto per l’identità dei popoli stranieri, dei quali le manifestazioni artistiche e culturali e addirittura le persone, come Yi Jin è costretta amaramente a constatare, sono considerate come oggetti o fenomeni da esibire.
Ancora molte cose si potrebbero dire, ad esempio sul rapporto tra l’eroina e le figure maschili del romanzo, primo tra tutti quello tra Victor e Yi Jin, che rappresentano il momento di contatto tra due emisferi profondamente diversi nella loro essenza, che per un breve periodo si esplorano, si toccano e si fondono, per poi tornare alla ciascuno alla propria forma originaria, o su quello tra Yi Jin e il suo alter ego Yeon, l’orfano divenuto suonatore di daegeum a corte per seguirla, che ha conosciuto fin da bambina e la cui silenziosa presenza l’accompagnerà spiritualmente per tutta la vita; o ancora quello conflittuale tra Yi Jin e HongJong-U, oltre a lei l’unico coreano a Parigi, l’una tutta tesa nello sforzo di assimilazione della cultura francese, per la quale ha avuto una predilezione fin da bambina, tanto da trasformarsi in una parigina alla moda, perfettamente in linea con le tendenze dell’epoca, l’altro non disposto a conformarsi nel pensiero, nei costumi e nell’abbigliamento, al punto da continuare ad indossare gli abiti tradizionali e ad adottare forme di saluto e rituali non sempre apprezzati e a trasformarsi in oggetto di scherno e disprezzo; infine il rapporto tra la protagonista e lo scrittore Guy de Maupassant, figura storia reale, che all’interno del legame di sincera amicizia stretto con la protagonista , riesce ad esprimere il suo profondo disagio nei confronti della società francese contemporanea, rappresentando quindi un punto di vista critico interno alla stessa.
Di molto ancora si potrebbe parlare, dal momento che il romanzo è ricchissimo di elementi che possono essere approfonditi e invogliano il lettore a documentarsi e a navigare in rete, alla ricerca di fonti narrative e iconografiche che permettano di arricchire le conoscenze sulla Corea, ma anche sulla Francia di fine 800. L’unico dispiacere è forse quello di non poterlo leggere in una traduzione diretta dalla lingua coreana, visto che l’edizione italiana è una trasposizione dall’inglese.
Come si può capire, in questo libro molto complesso, in cui finzione e realtà storica sono sapientemente combinati (anche se con espedienti ed esiti che possono sembrare talvolta discutibili, soprattutto se analizzati con il nostro metro di giudizio di lettori occidentali) e dove si riscontra una mirabile fusione di generi narrativi (dall’intrigo all’amore, dall’avventura al romanzo di formazione), sono trattati anche temi che offrono spunti di riflessione critica come quello del contrasto tra tradizione e modernità, progresso tecnologico e conservazione dell’identità, esotismo ed assimilazione, dello sradicamento, dell’imperialismo politico e culturale, dell’accoglienza ed inclusione del diverso, del rispetto dei diritti umani, del ruolo sociale della donna, che lo rendono una lettura estremamente consigliata non solo a lettori attratti dalla conoscenza di nuovi paesi ed interessati ad allargare i propri orizzonti culturali, ma a tutti coloro non vogliono rinunciare a una lettura contemporanea di grande profondità e spessore.